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Assistenza ai caselli – Il ministero vuole un addetto anche nelle stazioni automatiche, i gestori no

Vi è mai capitato di arrivare al casello dell’autostrada e avere un problema col Telepass? O con la sbarra che non si apre? O con il bancomat che resta incastrato, il resto che non esce dalla macchinetta automatica e così via? Sono cose che non succedono quando scegliete una corsia dove c’è un addetto. Ma non di rado non siete voi a scegliere: molti caselli costruiti negli ultimi vent’anni sono “a elevata automazione”, quindi con corsie tutte dedicate a sistemi di pagamento automatici. Non ci sarebbe nulla di male, se ci fosse comunque il presidio di un addetto. Magari nascosto in un ufficetto di lato al piazzale, ma pur sempre presente e pronto a intervenire. E invece non c’è.

Ve ne accorgete quando schiacciate il bottone di richiesta assistenza e si attiva un citofono dal quale una voce dall’accento non locale vi chiede dove vi trovate, da quale casello eravate entrati. E, magari, non capisce bene la risposta. Per il frastuono, certo. Ma anche perché lui sta da un’altra parte dell’Italia e non conosce bene la zona dalla quale lo chiamate.

Per questo motivo, oltre che per garantire un intervento fisico effettivamente rapido in caso di necessità (pensate a sbarre che non si alzano più, intrappolando uno o più veicoli), il ministero delle Infrastrutture ha scritto e ribadito che anche nelle “stazioni a elevata automazione” ci vuole la presenza fisica di un addetto. 24 ore su 24. I gestori hanno impugnato al Tar del Lazio la prima circolare, ritenendola non adeguatamente motivata. Così il ministero è tornato alla carica, con la nota 2150 del 7 febbraio scorso, che parla di “numerose segnalazioni, pervenute dall’utenza autostradale e relative alla mancata assistenza”.

Se lo dicono loro, c’è da crederci. Perché la nota è stata scritta dalla Svca, la Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali. Insomma, lo stesso ufficio che normalmente vigila ben poco, tanto da permettersi di non aprire neanche un’inchiesta pro forma sull’incidente più grave della storia del trasporto su strada in Italia (40 morti).

Ma al momento solo Autostrade per l’Italia mantiene un presidio costante come impone il ministero e pare abbia progetti per toglierlo in alcune zone dove i caselli sono vicini l’uno all’altro e quindi possono essere raggiunti rapidamente da quell’unico addetto che resterebbe di guardia in uno solo di essi. Gli altri gestori si fanno forti della sentenza del Tar Lazio. Nel frattempo è partito un confronto con i sindacati, con un incontro tenutosi al ministero il 28 marzo e chiuso con un nulla di fatto. Tanto che il direttore della Svca ha preso atto del no dei gestori dicendo che ne avrebbe informato il ministro Graziano Delrio perché ne traesse le sue valutazioni politiche. E i sindacati non sono tranquilli, tanto che anche per questo motivo hanno proclamato uno sciopero del settore autostradale per il 18 aprile. In sostanza, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Sla-Cisal e Ugl  si chiedono: se non si riesce a far rispettare le regole nella vicenda del presidio ai caselli, che ne sarà sulle partite strategiche del rinnovo delle concessioni autostradali?

  • Maurizio Caprino |

    Il problema non è questo e Aspi è citata solo perché la più importante. La partita vera è che, se il ministero non tiene duro, il presidio sparirà dappertutto: perché sopportare costi per adempimenti che l’autorità non è in grado di pretendere?

  • Davide |

    Prima di scrivere informatevi!!Non è solo autostrade per L’Italia ad avere il presidio!!Ho date informazioni giuste o non scrivete !!La maggior parte dei concessionari ha il presidio!!!!

  • Paoblog |

    Mi è venuto quanto scritto tempo fa in un post: “…vien da chiedersi se un’operatore più collaborativo non avrebbe risolto velocemente una situazione creata da un automobilista particolarmente imbranato. E fortuna che non c’era traffico… ”
    vedi: https://paoblog.net/2012/04/02/telepass-2/

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