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Dj #Fabo ci chiede di allacciare le cinture

Ora che il polverone delle emozioni e delle polemiche si sta posando, scriviamo due parole sulla vicenda di Dj Fabo. Dal nostro punto di vista stradale, ovviamente. Perché dobbiamo ricordare che alla base di tutto questo strazio c’è un incidente stradale. Esattamente come nel caso di Eluana Englaro. Dunque, ci si riduce in condizioni tali da far pensare alla scelta estrema dell’eutanasia non solo se si hanno malattie atroci come la Sla: “basta” un incidente stradale.

Non a caso, per quel che riportano le cronache di oggi, l’ultima cosa che Fabo avrebbe detto ai suoi amici è stata: “Non prendetemi per scemo, ricordatevi sempre di allacciate le cinture”.

Parole accorate, immaginiamo. Che valgono sempre e ovunque. Soprattutto per le cinture posteriori, grandi sconosciute per gli italiani anche ora, a quasi 27 anni dal giorno in cui sono diventate obbligatorie anch’esse.

Non è l’ennesimo spot dell’ennesima campagna pubblicitaria: è vita vissuta. E persa. A prescindere dalla scelta fra restare vivi in quelle condizioni e il suicidio assistito.

 

A conferma dell’importanza del tema, ecco quanto ha scritto oggi pomeriggio Paolo Sodi. Lui, per tradizione di famiglia, produce gli Autovelox. Ma dalle sue parole si capisce che la sicurezza stradale è cosa troppo delicata e ampia per delegarla solo alla repressione: sono in gioco anche le vite di chi resta vivo e fisicamente sano.

“Cari amici,

non frequentando il libro della faccia, cerco comunque il modo di condividere con voi un pensiero al quale, sono sicuro, siete sensibili.

In questi giorni i giornali e i telegiornali sono giustamente dominati dalla vexata quaestio dell’eutanasia, del testamento biologico, del fine vita, sull’onda della notizia della morte di Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, che in Svizzera si è sottoposto al suicidio assistito. Milanese, 39 anni, ex broker, assicuratore e poi dj di successo, “da ragazzo molto vivace e un po’ ribelle”, come si raccontava in un video, è passato a vivere una vita nel buio, nell’immobilità. E’ rimasto cieco e tetraplegico dalla notte del 13 giugno del 2014, quando fu vittima di un terribile incidente stradale: di ritorno da un locale del dj set milanese, per chinarsi a raccogliere il cellulare che gli era sfuggito di mano sbandò e la sua vettura si scontrò contro un’altra che procedeva sulla corsia d’emergenza. Fu sbalzato fuori dall’abitacolo e da lì ebbe inizio il suo calvario.

La storia di Dj Fabo ne ha riportata alla mente un’altra, simile ma diversa: quella di Eluana Englaro. Apparentemente accomunati dalla stessa vexata quaestio, ma non ad un occhio più attento perché Dj Fabo ha scelto di porre termine alla propria vita terrena mediante un suicidio assistito, mentre per Eluana si è trattato di mettere fine alle cure che le permettevano di rimanere in vita.

Ma un altro filo lega le due storie. L’ultimo giorno della sua vita cosciente Eluana lo trascorre con l’amica del cuore, Laura Portaluppi. È il 17 gennaio 1992; è già in pigiama quando gli amici la chiamano per farsi raggiungere in un locale a Garlate, a pochi chilometri da Lecco. Una serata improvvisata: Eluana si riveste, prende l’auto, non avverte Laura e neppure i genitori che sono in vacanza in Trentino Alto Adige per una settimana bianca. Papà Beppino è partito con l’utilitaria di Eluana, lasciandole la vettura più grande, una Bmw. Alle tre di notte Eluana è di nuovo sulla provinciale che collega Calco a Lecco, scortata da un amico, Andrea. È buio, si gela, l’auto slitta su una lastra di ghiaccio. Pochi secondi di terrore prima di finire contro un palo. Per Eluana è la fine, o meglio l’inizio di un’esistenza mai immaginata. I soccorsi arrivano quando il suo corpo è ormai immobile, lo sguardo fisso, senza riscontro i riflessi. Qui comincia il suo calvario. È l’alba del 18 gennaio 1992.

Quando parliamo di sicurezza stradale, ricordiamoci che non si tratta “solo” (anche se, ovviamente, basterebbe e avanzerebbe questo) di persone decedute sulla strada, ma anche di coloro che sopravvivono per vedere la propria esistenza priva di ogni speranza di vita vera. Vittime “della” strada, non solo “sulla” strada: chi ne è direttamente coinvolto e chi, come i genitori, ne viene comunque irrimediabilmente distrutto.

Paolo Sodi”

  • Luca Liverani |

    “Per Eluana si è trattato di mettere fine alle cure che le permettevano di rimanere in vita”. Mi scusi gentile Paolo Sodi ma scrive una cosa totalmente sbagliata. Eluana Englaro non era attaccata a nessuna apparecchiatura, non aveva un respiratore, non c’erano flebo che le somministrassero farmaci. Aveva solo un sondino nasogastrico per alimentarla, nonostante all’inizio della sua gravissima disabilità venisse imboccata. Essere alimentati è una cura? Per far morire Eluana Englaro – o per ucciderla, scelga lei – le sono stati sottratti cibo e acqua. E’ morta di sete, non per sospensione di cure di cui non aveva bisogno.

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