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Tragedia del bus – Quella barriera poteva stare nel luogo dell’incidente? Sulla risposta è battaglia legale

Sul Sole 24 Ore di oggi racconto dei contrasti fra i periti impegnati sulla sciagura del bus precipitato dal viadotto Acqualonga. Non ho avuto lo spazio per citare un altro problema che sta emergendo dalle perizie sul guard-rail che ha ceduto: c'è il sospetto che quel tipo di barriera non potesse essere installato su quel viadotto, perché il Consiglio superiore dei lavori pubblici il 12 giugno 2002 aveva dato parere favorevole all’omologazione di un new jersey analogo solo a condizione che lo si monti lasciando tra esso e il vuoto una fascia di almeno 81 centimetri di bordo del viadotto, per consentire la corretta deformazione del guard-rail (e quindi l’effettivo assorbimento dell’urto previsto nei test di omologazione, che si fanno su barriere montate perfettamente).

Sul viadotto Acqualonga non c’è abbastanza spazio per rispettare la prescrizione.

Tutto ciò comporta che ora la battaglia legale si focalizzi sull’esatta identificazione della barriera. Essendo un modello di 25 anni fa – quando le attuali prove di omologazione non esistevano e le denominazioni non erano attribuite con rigore – i prototipi depositati non sono facilmente riconoscibili. Quindi non è escluso che quella montata ad Acqualonga fosse una variante, per la quale formalmente potrebbero non esistere prescrizioni di montaggio.

Più marginale un altro dubbio che sorge su quella barriera. E' un tipo che funziona "a catena", cioè con una successione di pezzi concatenati che, se urtati, si tendono fino a deformare la barriera come abbiamo visto sopra. Poi tornano verso la loro posizione iniziale, dando al veicolo uno "schiaffo" che dovrebbe riportarlo in carreggiata. Ma la "catena" funziona davvero bene solo se ha una forma concava. Ciò vuol dire che una barriera montata sul bordo destro della carreggiata va bene su una curva a sinistra. Invece, nel punto in cui è uscito il bus la strada piega lievissimamente a destra.

Di solito, il problema non si pone: un veicolo esce di strada in curva andando verso l'esterno della traiettoria che avrebbe dovuto seguire. Nel caso del bus precipitato no (altrimenti il bus sbrebbe dovuto urtare lo spartitraffico), quindi in teoria si sono verificate le condizioni più sfavorevoli che avrebbero sconsigliato al progettista di impiegare quella barriera in quel punto. Però va considerato che in realtà qui la curvatura della strada è talmente lieve che secondo alcuni esperti è praticamente come se si fosse in rettilineo.