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Gli Autovelox di Firenze: il ministero interviene e tutti si danno ragione. La verità è che…

Sembra di essere subito dopo le elezioni, a Firenze: tutti dicono di aver vinto. Si fosse votato davvero, passi: sarebbero le solite cose della politica. Ma elezioni non ce ne sono state: la disputa verte su un semplice parere ministeriale sulla telenovela degli Autovelox fuorilegge. E a vantarsi sono due soggetti che probabilmente godono di maggior credibilità rispetto ai partiti (d'altronde, ci vuol poco): l'Aduc (associazioni di consumatori) e nientemeno che la Prefettura.

Vediamo allora di ristabilire un minimo di verità. Scopriremo che le strumentalizzazioni non mancano.


Spieghiamo innanzitutto che il parere ministeriale (Scarica MIT parere integrale) riguarda solo una parte della vicenda: la Prefettura ha chiesto di pronunciarsi sulla legittimità delle postazioni fisse automatiche installate su viali cittadini che non sono classificati di scorrimento come la legge sui controlli automatici di velocità (la 168/02, articolo 4) imporrebbe. Nulla è stato chiesto sulla postazione di viale Etruria, che è poco visibile e mal presegnalata (tutto il contrario di quanto richiesto dalla legge, il Dl 117/07, discutibile perché è bene che controlli si facciano anche in punti non pericolosi e lì devono restare nascosti, altrimenti la gente capisce che quando non li vede può fare tutto ciò che gli pare): caratteristiche inequivocabili, evidentemente sfuggite alla Prefettura, visto che l'autorizzazione per viale Etruria non è stata revocata né risultano inviti al Comune affinché la spostasse per conformarsi alla legge. Dunque, restano le responsabilità di Comune e Prefettura sul caso di viale Etruria, che poi è quello da cui tutta la vicenda è partita.

Di lì poi l'Aduc si era allargata per contestare tutte le altre postazioni cittadine, per un problema di classificazione dei viali su cui erano state autorizzate e poste. I giudici di pace hanno cominciato ad annullare verbali per questo, il Comune si difende dicendo che quei viali hanno comunque caratteristiche tali da renderli classificabili sostanzialmente come di scorrimento e la Prefettura in un primo momento aveva ritenuto che ci volesse una formale classificazione. Poi qualcosa è accaduto e la Prefettura ha autorizzato le postazioni, rivolgendosi poi al ministero per rispondere alle contestazioni scatenatesi nel frattempo.

Il ministero ora ha risposto e sia la Prefettura (Scarica MIT comunicato_prefettura) sia l'Aduc (Scarica Aduc contesta MIT Prefettura) dicono di aver ottenuto ragione, senza rinunciare a inviare frecciate. La verità è che non si sa ancora se e chi abbia ragione. E, soprattutto, non lo sa nemmeno il ministero. Infatti, il parere riguarda esclusivamente gli atti (le carte, insomma) e non lo stato reale dei luoghi. In sostanza, il ministero ha detto che non è affatto necessario un atto formale di classificazione di una strada con delibera del Consiglio comunale, che è possibile effettuare una classificazione sostanziale anche in base ad atti di un ufficio amministrativo comunale e che tale decisione può essere presa anche quando una strada ha le caratteristiche giuste solo per un suo tratto (purché quest'ultimo sia sufficientemente lungo da evitare l'"effetto-spezzatino" che sconcerta i guidatori e dunque ci vuole almeno qualche centinaio di metri "a norma"). Nulla dice il ministero sul fatto che le postazioni fiorentine si trovino o meno in tratti dei viali che hanno effettivamente le caratteristiche richieste dal Codice per essere classificati come "di scorrimento" (in sintesi, almeno due carreggiate, sosta in aree esterne con accessi unificati alla carreggiata e semagori ad ogni incrocio). Quindi, sarebbe bene che Prefettura e Aduc spiegassero se le postazioni stanno effettivamente dove ci sono le caratteristiche giuste.

 

P.S.: il principio espresso dal ministero non va considerato come un modo per coprire le magagne di Comune e Prefettura, perché in altri casi ha avuto conseguenze favorevoli agli utenti. Mi riferisco in particolare alle superstrade su cui l'Anas ha alzato il limite di velocità da 90 a 110: quasi nessuna ha le caratteristiche giuste su tutto il suo tracciato e poter effettuare una classificazione sostanziale per tratti ha sbloccato situazioni assurde, evitando di imporre i 90 su percorsi che al guidatore qualunque sembrano (erroneamente) autostrade.

  • Enrico |

    Buonasera dott. Caprino,
    ho letto questo suo articolo in quanto alle prese con un ricorso per conto di mio suocero per una sanzione elevata tramite autovelox sui viali fiorentini.
    Ho trovato le sue considerazioni molto oneste e con terzietà, oltre ad avere una esposizione molto chiara.
    Purtroppo oggi la giustizia in Italia è solamente una “sfumatura”, un punto di vista…così per il parere ministeriale, parere di cui NON è data sapere la tipologia di richiesta a monte, ma trattasi di una interpretazione di una legge. Inoltre..tale parere ha avuto il merito/demerito di NON considerare più l’intera strada come rispondente o meno ai requisiti, ma solamente il tratto di interesse….e ciò permette nelle varie interpretazioni di considerare piccoli tratti di strada come “pericolosi” ed adatti all’installazione di velox..piccoli tratti di lunghe strade…
    Fatta la legge, trovato l’inganno…
    Ed in ultima analisi….tutte le città italiane ed anche piccoli paesi sono dotati di apparecchiature autovelox, e tali introiti sono messi a bilancio preventivo ogni anno, e sempre in forma maggiore..ma se le postazioni ed i limiti rimangono gli stessi, e la matematica non è un opinione…..
    E questi soldi il cui intento ultimo è di poter garantire anche interventi di risanamento delle strade….come mai assistiamo a strade sempre più malridotte, nonostante aumenti degli introiti dagli autovelox…??!!
    Buona giornata
    [risponde Maurizio Caprino] Semplice: i soldi finiscono per altri scopi, perché non ci sono altri fondi. Ciò che è inaccettabile è quando li si sperpera in iniziative che servono solo a catturare un po’ di stupido consenso.

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