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Vietato sorpassare ciclisti se c’è meno di un metro e mezzo: così si vuol onorare #Scarponi?

Alla tristezza per la morte di Michele Scarponi e per i suoi due bimbi piccoli che non vedranno più il loro papà si aggiunge quella di vedere come l’incidente costato la vita al campione sia stato usato per rilanciare in modo confuso il delicato e serio tema della sicurezza dei ciclisti. Ancor più triste è stato constatare che sui social network i commenti si sono divisi come al solito tra chi insulta gli automobilisti perché non si curano della presenza di chi va in bici e chi insulta i ciclisti perché invadono a gruppi le strade imponendo la loro andatura e sbucando da tutte le parti.

Forse un modo accettabile per onorare la memoria di Scarponi è fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, da quel che si è letto nelle cronache a proposito della ricostruzione dell’incidente, non ha senso tirare in ballo la sicurezza dei ciclisti: qui c’erano un corridore che si allenava per conto suo su strada aperta al traffico (dunque non un ciclista qualsiasi), un artigiano che guidava normalmente il suo furgone e un incrocio. Qui, a norma di Codice della strada (articolo 145), entrambi avrebbero dovuto usare la MASSIMA prudenza per evitare incidenti. Da foto e testimonianze si capisce che forse nessuno dei due lo ha fatto. I periti e i giudici stabiliranno se è stato davvero così e chi ha avuto la responsabilità maggiore.

Dunque, pare non c’entrino le solite cose su cui si scatenano dibattiti, polemiche e ruffianate politiche quando si parla dei preoccupanti dati sulla mortalità di ciclisti e pedoni: distrazione da telefonino, arroganza nei confronti degli utenti deboli della strada, alcol, droga e velocità del veicolo a motore. Pare che, più semplicemente, il sole del primo mattino abbia accecato il guidatore del furgone.

L’unico insegnamento che si può trarre dall’incidente del povero Scarponi, quindi, è che il sole radente fa brutti scherzi e che di questo deve tenere conto non solo chi lo ha di fronte (questo è ovvio), ma pure chi viene in senso contrario (che spesso non se ne rende conto perché a lui quella luce non dà fastidio e quindi non lo sfiora il sospetto che chi viene di fronte potrebbe commettere errori dovuti all’abbagliamento).

I problemi quotidiani peculiari dei ciclisti sono altri. Per esempio: buche, piste ciclabili che non ci sono oppure sono fatte male od ostruite da auto e pedoni, veicoli che “stringono” e non danno la precedenza nemmeno quando la visibilità è perfetta.

Per risolverli, si dice che il Governo voglia fare un decreto legge salvaciclisti che, tra l’altro, imponga ai ciclisti l’obbligo del casco e agli altri guidatori di tenersi ad almeno un metro e mezzo di distanza dalle bici quando le sorpassano. Quest’ultima misura lascia molto perplessi: anche volendo trascurare il fatto che su troppe strade italiane non c’è spazio per rispettarla senza bloccare il traffico, resta la sostanziale impossibilità di misurare quella distanza in fase di controllo su strada e di ricostruirla in caso di incidente (salvo che l’urto avvenga davanti a una telecamera). Insomma, rischiamo di avere la solita norma che fa tanto clamore ma poi di fatto non si può applicare.

Un triste assaggio di questo clamore si è visto sui social, con automobilisti scatenati a dire che il vero problema sono i grupponi di ciclisti che occupano la carreggiata come se stessero facendo una corsa autorizzata e la risposta di ultras della bici che respingono le accuse al mittente rinfacciando agli automobilisti un’attenzione nulla verso chi pedala. Come si fa a non capire che esistono entrambi i problemi? Che c’è una differenza abissale tra strade urbane ed extraurbane, tra aree di pianura e di montagna, tra alcune zone dove la bici è diffusissima per tradizione, altre in cui ha avuto un boom negli ultimi anni e altre ancora dove è ancora sconosciuta ai più? Che, con la crisi è la guerra all’auto, strade e marciapiedi si sono riempiti di ciclisti inesperti e fisicamente molto debolì, al punto da ondeggiare anche solo in pianura per un po’ di vento contrario? Che con le strade che abbiamo l’unico modo per sopravvivere (e onorare la memoria di Scarponi, tirato in ballo in vecchie polemiche suo malgrado) tutti è il rispetto reciproco?

  • Maurizio Caprino |

    Postato per conto di Emanuele Grazzini

    Questa mattina percorrevo la via xxv aprile in direzione sarzana.
    Si tratta di una strada quasi litoranea che collega Marinella di sarzana con sarzana.

    Il tratto da Marinella a Sarzana è lungo circa 10 km. La strada non ha semafori ma due o tre rotatorie ed ha pochissimi incroci a raso. Vi vige il limite dei 70kmh monitorati da autovelox su tralicci.

    La domenica specialmente è frequentatissima da ciclisti. A seconda del livello medio di educazione civica e stradale dei componenti i vari drappelli in cui ci imbatte, la corsia è più o meno agibile per chi sopraggiunge.

    Gli automobilisti però ci mettono del loro. Essendo incapace di attendere l’automobilista medio sorpassa il drappello, invadendo però l’altra corsia. E sì che è pure una strada larga. In questa situazione chi ha più cervello in zucca evita a sua volta di superare il drappello che precede per non rischiare un frontale tra autovetture.

    Siccome non voglio essere coinvolto in un incidente a causa di un ciclista mi sono guardato bene dal superarne due, in età avanzata e che procedevano affiancati, ogni tanto con qualche svergolamento laterale.

    Bene, secondo un tipo a bordo di una cabriolet rossa svegliatosi male avrei dovuto superare questi due ciclisti. Non “gradendo” la mia prudenza questo si è attaccato al clacson. E vedendo che restavo fermo sul mio proposito nel non superare questi due vegliardi forse troppo sicuri della loro efficienza fisica ha scalato di marcia e con un rombo di motore è sparito alla vista.

    Questa è l’italia. Qualunque sia la cosa da fare, non è mai quella giusta.

  • Maurizio Caprino |

    Purtroppo la “poca educazione” di un ciclista che buca uno stop può portare anche il più accorto degli automobilisti a investirlo e ucciderlo. Dopodiché la vita dell’investitore diventa irrimediabilmente segnata (per tacere dei risvolti giudiziari).

  • gianni |

    se non ricordo male la regola del metro e mezzo per fare un sorpasso di un ciclista cera gia nel codice della strada .
    pero i ciclisti in genere non sono molto attenti negli incroci per non sganciarsi dai pedali e fermarsi fanno di tutto e se non ricordo male il codice della strada dice che quando girano in gruppo dovrebbero avere la scorta cosa che succede solo quando fanno le gare ufficiali.

  • nicolino casale |

    sono un addetto ai lavori le statistiche, sono impietose, nei sinistri stradali dove sono ciclisti nello 80% dei casi la responsabilità è da attribuire agli ‘automobilisti, questo è l’arido vero. Nella maggioranza dei casi i ciclisti coinvolti quasi sempre viaggiano da soli, e con una certa frequenza vengono lasciati per strada senza soccorso, paradossalmente si corrono meno rischi quando si va in gruppo perchè si è più visibili.
    La poca educazione di un ciclista può far perdere qualche minuto di tempo, mentre la poca educazione di un automobilista fa perdere la vita all’utente debole, cosa di non poco conto, no va dimenticato che un ciclista scostumato è anche un automobilista scostumato, l’educazione attiene alla persona non al mezzo guidato.
    Nel nostro paese non esiste assolutamente la cultura dell’educazione stradale, sarebbe opportuno che qualche volta copiassimo a paesi più evoluti del nostro (vedi Danimarca, Olanda e Belgio)

  • velenopuro |

    Chi ha avuto la bella pensata del metro e mezzo di distanza non ha mai guidato in vita sua
    Tralascio il fattore città dove sul lato son parcheggiate le macchine e se un ciclista passa afianco delle macchine la carreggiata dovrebbeessere almeno di 5 metri
    Ma qualcuno di questi geni è mai andato su una statale? Quelle dove magari c’è una bella striscia continua
    Un metro e mezzo di distanza, un metro e 80 la macchina (ma anche più), poi siccome il ciclista non sta proprio sul bordo ci aggiungiamo un altro metro. Insomma, o contravvengo superando il ciclista o contravvengo passando la striscia continua.
    Oppure mi metto in colonna dietro al ciclista da 30 km/h.
    Ammesso e non concesso che la strada non sia una di quelle di montagna.

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