Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

#Pedaggi più cari dell’inflazione, processi sotto silenzio. Il lato oscuro delle autostrade

Altro che bassa inflazione o addirittura deflazione. Ci sono prezzi che aumentano tanto anche quando tutti gli altri stanno fermi o addirittura scendono. Ieri Il Sole 24 Ore ha fatto un po’ di calcoli, scoprendo che tra questi prezzi che vanno oltre l’infrazione ci sono i pedaggi autostradali. Per la precisione, il classico Milano-Roma, gestito da Autostrade per l’Italia (Aspi), l’operatore principale del Paese. Si dirà che i calcoli del Sole partono dal debutto dell’euro (2002), quando inflazione ce n’era almeno un po’. Si dirà pure che non ha senso paragonare all’inflazione le tariffe che risentono anche degli investimenti effettuati e che sulla Milano-Roma ce n’è stato uno grosso: la Variante di valico. Ma non è tutta la verità: sono vere anche altre cose che si vedono poco e sulle quali investimenti si fanno anche per renderle poco visibili all’opinione pubblica.

Così è passata sotto silenzio la deposizione con cui venerdì 13 gennaio Carlo Cresta, ingegnere dell’Anac, ha confermato al Tribunale di Avellino (in un processo che vede imputati anche i vertici Aspi con gravi accuse e alla cui prima udienza a settembre 2016 un familiare delle vittime ha urlato ai giornalisti “Dove eravate in tutti questi anni?”) ciò che su questo blog era stato scritto da subito: la strage dell’A16 (40 morti il 28 luglio 2013 su un bus precipitato da un viadotto a Monteforte Irpino, il più grave incidente della storia stradale italiana assieme al rogo del 1999 nel Traforo del Monte Bianco) è avvenuta su un tratto in cui le barriere di protezione non sono state cambiate, nonostante Aspi avesse appaltato lavori proprio lì per onorare gli impegni a investire che aveva preso con lo Stato in cambio del rinnovo della concessione per gestire la sua rete. Non lo ha detto un ubriaco al bar, ma un esponente di quella stessa Autorità anticorruzione “di” Raffaele Cantone su cui di solito i giornali scrivono tanto. Il punto della questione è che gli impegni del gestore sulla riqualificazione della rete esistente sono vaghi: riguardano tutta la rete, ma è il gestore stesso a decidere esattamente dove intervenire e nessuno sta a sindacare sulle sue scelte. Il viadotto da cui cadde il bus era uno dei punti dove cambiare la barriera sarebbe stato più costoso.

C’è da chiedersi se la deposizione di Cresta avrebbe avuto maggiore eco se non fosse appena terminata un’imponente campagna pubblicitaria come questa:

sgalla-img-20161214-wa0001

Sui maggiori giornali italiani, Aspi ha investito per settimane in pubblicità, per celebrare i 10 anni della sua Consulta per la sicurezza e la qualità del servizio. Nella cui agenda pubblicata la strage della A16 non compare. Anche se della Consulta fa parte la Polizia stradale, a un cui esponente di punta è stato fatto prestare anche il volto per questa campagna pubblicitaria. Sull’opportunità della cosa giudicate voi. Fortuna che, nel mondo reale lontano dalla pubblicità, è stato proprio grazie al fatto di aver messo in campo le sue migliori professionalità che la Polizia stradale ha ricostruito quell’incidente in un modo che oggi è alla base delle accuse da cui Aspi deve difendersi.

In compenso, la Consulta è stata utilizzata anche per scrivere un parere che consentì ad Aspi di vincere la prima gara indetta dall’Anas per la fornitura del Tutor su strade statali (Vergilius, ne riparleremo).

Alla luce di questo, sembrano meno estremistiche le posizioni di uno studioso come Marco Ponti, che dichiara da tempo che le autostrade dovrebbero essere gratuite o quasi, visto che sono in gran parte le stesse di decenni fa e che quindi il grosso degli investimenti è stato ammortizzato. Non a caso, Ponti era membro del Nars (organismo tecnico di consulenza e supporto alle attività del Cipe in materia tariffaria e di regolazione dei servizi di pubblica utilità) e ne è uscito. Ora è difficile trovare nell’organigramma del Nars nomi ostili ai signori delle autostrade.