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Motorizzazione in difficoltà, tagli alle luci diurne, norme salva-ciclisti. Il nuovo ministro deve ancora studiare

Nel suo primo mese da ministro delle Infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli ha fatto un po’ di dichiarazioni importanti. Ma non di rado riguardavano poco il core business del suo ministero: erano sulla chiusura dei porti italiani alle navi che avevano soccorso migranti. Quanto al funzionamento del ministero, invece, poca roba oltre l’iniziale attestazione di grande stima nei confronti di tutti i dirigenti, che suona quasi come una pacca sulla spalla per strutture come la Motorizzazione, con sempre meno personale (le recenti assunzioni di ingegneri sono una goccia nel mare), sempre più demotivato. Uffici provinciali dove alcuni giorni gli sportelli restano chiusi e, quando sono aperti, gli addetti restano esposti alla maleducazione di un pubblico che – a volte a torto, altre a ragione – sopporta sempre meno di avere a che fare con la pubblica amministrazione. Centri che dovrebbero essere di eccellenza come il Csrpad, che per questo è l’unico abilitato per legge a verificare gli etilometri, ma ha da mesi e mesi i banchi prova che non funzionano e costringono a concentrare tutto al Cpa di Milano, dove gli apparecchi restano anche sei mesi in attesa alla faccia della sicurezza stradale. Nuovi compiti come i controlli “straordinari” su veicoli e componenti che sono stati meritoriamente decisi e finanziati, ma si è dovuto affidarli all’esterno perché all’interno non ce la si fa, spendendo 2,6 milioni di euro che secondo qualcuno potevano essere usati per rimettere in sesto le strutture interne (anche perché pare che gli esterni si siano dovuti a loro volta procurare le competenze necessarie per quelle operazioni).

Tutto questo Toninelli lo ha solo ereditato, senza alcuna colpa. Speriamo che i suoi lunghi silenzi di questo mese dimostrino la serietà di una persona che, prima di parlare di cose che deve affrontare da poco tempo, le studia. Però, a sentire l’annuncio che ha fatto l’altro ieri sul programma del suo ministero nel campo della sicurezza stradale, pare quantomeno che debba ancora studiare molto.

Ha parlato, per esempio, di una proposta condivisa anche dalla Lega per “limitare l’obbligo dei fari anabbaglianti nelle ore diurne”. A che servirebbe? A ridurre consumi e inquinamento, come si argomentava nel 2002, quando l’obbligo fu introdotto? Mica tanto: i veicoli attuali, contrariamente a quelli sul mercato nel 2002, hanno le luci diurne, progettate appositamente per essere più visibili di giorno e assorbire meno energia.

Toninelli ha anche rilanciato su norme per “tutelare maggiormente i ciclisti”. Speriamo che contengano disposizioni più ragionevoli e meno demagogiche di quelle di cui si parlava l’anno scorso.

  • Maurizio Caprino |

    Direi che c’è anche un altro problema: politicamente e mediaticamente oggi conviene parlare di migranti. Problema drammatico, ci mancherebbe. Ma il ministro dei Trasporti c’entra così tanto o parla solo perché serve una voce M5S da abbinare e/o contrapporre all’ingombrante Salvini?

  • Paoblog |

    Il problema dei politici ignoranti (nel senso che ignorano quello su cui devono legiferare) è storia vecchia; in questo caso forse c’è l’aggravante di una politica fatta di pancia e non con la testa. E le scelte logiche non arrivano da pregiudizi, false convinzioni e, per l’appunto, dall’ignoranza.

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