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Controconsigli per un esodo senza creare più code del necessario

A furia di dare sempre le stesse raccomandazioni per l’esodo, abbiamo probabilmente finito col creare più code di quelle che ci sarebbero se nessuno parlasse. Lo si capisce percorrendo le principali autostrade del Paese nei momenti in cui il traffico dei vacanzieri è sostenuto: si susseguono le raccomandazioni ad andare piano, tenere la distanza di sicurezza e prendere il viaggio con filosofia. Raccomandazioni sacrosante, per carità. Però non siamo tutti uguali e, per giunta, siamo tantissimi. Così più di qualcuno interpreta questi consigli come una licenza incondizionata per occupare a velocità bassissime la corsia centrale o persino quella di sorpasso mentre davanti a lui ci sono centinaia di metri di carreggiata liberi. Questo crea un tappo, strozzando la capacità di smaltimento della strada (lungo la quale il traffico scorre come se fosse il tubo di un acquedotto). Con almeno tre conseguenze:

  • induce a manovre pericolose (come gli zig zag) qualcuno dei tanti che seguono;
  • induce a frenare tanti altri, così che – di frenata in frenata – si arriva a formare anche una coda che crea un disagio, stavolta evitabilissimo, da aggiungere ai tanti che già la congestione dell’esodo provoca;
  • crea tanta intolleranza, con lampeggi di abbaglianti anch’essi evitabilissimi che anch’essi si aggiungono ai tanti che già si vedono in Italia.

Sono cose talmente acclarate e note ai tecnici che all’Anas, negli anni peggiori dei cantieri sulla Salerno-Reggio Calabria, piazzavano sbandieratori nei punti più critici, per ottenere dai guidatori un comportamento più “sveglio” che ottimizzasse l’occupazione di quel poco spazio che c’era a disposizione (ovviamente senza arrivare ad accalcarsi, cosa che avrebbe creato lo stesso un blocco).

Prendersela con calma non è una colpa. Anzi, spesso è un merito o addirittura un dovere. Ma non esime dall’esaminare criticamente la situazione che c’è intorno al proprio veicolo e non può essere una giustificazione per trascorrere il viaggio in perenne stato di distrazione.

  • Maurizio Caprino |

    Un dettaglio: anche in Italia chi guida un veicolo con targa straniera deve pagare la multa sul posto: lo impone l’articolo 207 del Codice della strada. Il problema è che, dato il gran traffico, spesso si preferisce fare controlli automatici (e ovviamente solo sulle infrazioni che li consentono), per cui ci si preclude la possibilità di identificare gli effettivi trasgressori e di pretendere il pagamento immediato quando è il caso.

  • Emanuele Grazzini |

    Ho affrontato un viaggio di 1015 km in auto, la metà dei quali in Italia.
    Ancora una volta devo dire che in termini di stress e di livello di attenzione, quelli percorsi in Italia valgono il doppio.
    Pensate che alle due del mattino dell’8 agosto stavo attraversando la Slovenia quando un auto inizia a tampinarmi da dietro.
    Quel tratto è soggetto al limite di velocità tra 50 e 60 km orari. La polizia slovena non fa tante storie e si fa pagare la multa sul posto (quando cominciamo in Italia? ).
    Ho fatto passare l’auto e indovinate un po’?
    Un italiota.
    Arrivato in Croazia ho potuto percorrere i 400 km necessari con vero piacere.
    Il sito hak.hr chiama denso un traffico che da noi sarebbe definito “assente”.
    Beati loro.
    Inutile dire che nessuno sfanala né tanto meno si piazza al parafango dell’ auto che precede.
    Inoltre, in Croazia ogni report sul traffico si chiude con l’avvertenza che con la bella stagione circolano motociclette.
    Il sito raccomanda gli automobilisti di tenere conto di questi utenti della strada e di non “prendergli la precedenza”.
    In Italia c’è da augurarsi di non finire incolonnati in autostrada (ne so qualcosa).
    Le corsie sono talmente strette che non si passa più tra un autoveicolo e l’altro.
    Insomma, giriamola come si vuole, ma tanto torniamo sempre al punto: in Italia siamo in troppi.

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