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Esami patente coi sensori di parcheggio, ora si può ma è meglio di no

La Motorizzazione “sdogana” i sensori di parcheggio agli esami della patente: da qualche settimana, ci si può presentare alla prova anche con una vettura che ne è dotata, mentre dal 2006 era vietato. Ora si è preso atto delle richieste delle autoscuole, che iniziavano a faticare al momento di rinnovare il parco auto, dato che su molti nuovi modelli almeno i sensori posteriori sono di serie. Però non si è tenuto conto che, per colpa della crisi e dei discutibili limiti di potenza imposti ai neopatentati nel primo anno, molti ragazzi subito dopo l’esame guidano vetture vecchie, quindi nella vita normale poi i sensori se li sogneranno.

Motivo in più per insegnare ancora a fare manovra “all’antica”. Motivo che si aggiunge a quello fondamentale, di cui ognuno di noi si accorge quando scende dalla sua bella auto recente e accessoriata e deve guidarne una più dimessa (pensate alla sostitutiva quando la vostra è in officina, al noleggio low cost, alla vecchia utilitaria di un parente…): abituati ai sensori, si parcheggia “a orecchio”, fiduciosi che prima o poi un cicalino suonerà. E invece niente. A quel punto, se si sarà fermati dal rumore di una botta contro un altro paraurti, andrà già bene: non di rado il rischio è quello di udire le urla di dolore di un pedone. O, peggio ancora, di un invisibile bambino.

I sensori servono proprio per evitare tutto questo, quindi sono una dotazione di sicurezza fondamentale. Ma, fino a quando potrà capitare di mettersi al volante di un’auto senza sensori, meglio imparare a guidare senza. E pazienza per l’autoscuola. Anche perché non di rado i cicalini dei sensori sono disattivabili.