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Le bici? Sulle strisce pedonali. Parola del ministero

Se state per salire in bici approfittando della giornata estiva, attenzione agli incroci. L'altro giorno è spuntato fuori un parere del ministero delle Infrastrutture che scuote tante certezze dei ciclisti su come comportarsi. Non solo perché la prassi di tutti i giorni ha ormai sepolto le regole, causando anche gravi incidenti.

 Il parere è contenuto nella lettera 2917 datata 1° giugno e scritta in risposta a un quesito del Comune di Verona (Scarica Semafori comportamento ciclisti nota ministero). In sostanza, se non c'è una pista ciclabile, viene ricordato che alle intersezioni (incroci) i ciclisti devono comportarsi come i pedoni. Quindi non possono occupare la carreggiata, se non negli spazi consentiti ai pedoni. Di fatto, se ci sono le strisce, su quelle devono attraversare.

L'unica concessione che fa il ministero riguarda la possibilità di restare in sella: si può evitare di condurre la bici a mano quando pedalando non si causano pericolo o intralcio ai pedoni con i quali si sta attraversando. Ma sembra più una possibilità teorica, data l'anarchia che in città regna proprio tra pedoni e ciclisti.

Commenti

Mi rifiuto di credere che qualcuno possa essere talmente stupido da aver messo nero su bianco una cosa simile. Quindi si obbligherebbero i ciclisti a pazzeschi zig zag ogni 50 metri? Si insegni il rispetto delle regole (sanzionando quando è il caso) a ciclisti ed automobilisti, e magari si riparino le nostre strade degne del Burkina Faso, invece che emettere pareri deliranti. E questo sarebbe il governo dei tecnici...

Non esiste. Nel momento che finisce la pista ciclabile per legge io ciclista devo immettermi sulla strada come un veicolo. Per cui devo dare la precedenza a tutti e mettermi nella mia corsia di marcia.

Il resto sono deliri di incompetenti. Anche se ministeriali.

In Africa il veicolo piú grande é anche quello che puó fare di tutto e di piú sulle strade. La differenza con l'Italia é che da noi, mi sembra di capire, biciclette e perdoni sono messi sullo stesso piano, nell'altro Continente le biciclette "vincono" sui pedoni e li possono anche mettere sotto! Wow quanta strada tutti abbiamo da fare!

Francamente il contenuto dell'articolo non mi convince. Può pubblicare il testo integrale della lettera o darmi i riferimenti? Grazie.

cosi come riportata è un colossale cazzata ministeriale, una vera bufala. Il giornalista pouò rendere disponibile l'originale del parere ministeriale? Con quello li portiamo al TAR e vengono sputtanati vergognosamente.

[risponde Maurizio Caprino] Pubblicato.

In realtà una cosa del genere la dice già il Codice che più o meno recita: negli incroci semaforici, in assenza di paline con lanterne per ciclisti (e, aggiungo io, di piste ciclabili, altrimenti che ce la metto a fare la palina?) il conducente di un velocipede deve assumere il comportamento del pedone.
Non è proprio una norma sbagliata. Il problema è che il Codice è del 1992 e in vent'anni la cultura "ciclistica" è profondamente cambiata. L'inadeguatezza delle nostre strade verso il ciclista è dovuta anche a questa arretratezza e non è colpa dei tecnici al Governo. Qui ci si mette anche la burocrazia ministeriale, lenta, restia alle innovazioni e "vecchia" (soprattutto in senso mentale) specialmente quella del Ministero dei Trasporti (solo seconda a quella dell'Interno). Dovremmo sperare (è ovviamente una provocazione) che qualche parente di un Ministro (o Sottosegretario) venga "stirato" all'incrocio!

Da automobilista mi chiedo se nessun ministro o tecnico abbia mai pensato a regolamentare anche le rotonde, soprattutto quellesulle statali, in prossimità a luoghi abitati e/o centri commerciali, dove per il pedone (ed ora il ciclista) non c'è nessuna possibilità di attraversamento. Ed allora scatta, per forza di cose, l'attraversamento "fai da te" e se alcuni usano prudenza e buonsenso (confidando in un automobilista con uguali paramentri) molti si "lanciano" nel traffico....

Questa norma esisteva da sempre ed è tecnicamente giustificatissima, è assurdo che la si debba addirittura ricordare a chi (i comuni) il codice lo devono far rispettare, e quindi conoscere.

Del resto con le biciclette che sfrecciano come vogliono e dove vogliono o si vieta la circolazione a motore (anche agli autobus ed ai camion) o è una strage, per non parlare delle collisioni con i pedoni anziani, per i quali i ciclisti sono un terrore, e fra i ciclisti stessi.

Il problema primo resta il fatto che molti concepiscono molto italianamente la bicicletta solo come un modo di circolare senza targa e quindi senza regole.

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