Indagine Ue sulla sicurezza del ciclisti. Meglio le corsie riservate o l'”anarchia” nordica?

La curiosità è tanta: l'Etsc sta avviando un progetto su tutto il territorio della Ue per migliorare la sicurezza dei ciclisti, andando a vedere Paese per Paese che cosa va e che cosa no. Sono curioso di vedere che cosa va e che cosa no in Italia, dove l'affollamento, l'orografia e la speculazione edilizia fanno sì che manchino i percorsi protetti e che quindi le bici si trovino in balìa dell'indisciplina di chi guida veicoli a motore. E cerchiamo di non raccontarci che la promiscuità su strada è un valore, come ha fatto domenica scorsa il "Corriere della Sera" riferendo di alcuni positivi esperimenti fatti nel Centro Europa (anche in grandi città), dove alcuni spazi sono stati aperti e messi in comune ad ogni genere di veicolo senza che ci siano stati incidenti o blocchi totali del traffico.


Cose del genere da noi si riuscirebbero a fare solo in qualche paesino, dove tutti si conoscono e quindi s'innesca un controllo sociale tale che chi si comporta male pubblicamente è fritto. Sul resto del territorio italiano, nella migliore delle ipotesi bloccheremmo il traffico: siamo troppo diffidenti l'uno verso l'altro, quindi o ci fermeremmo anche quando gli altri sembrano volerci cedere il passo oppure ci muoveremmo contemporaneamente agli altri.

  • Giuliano Gavazzi |

    Luca, chi usa la bici non va così per correre, va per muoversi, e quindi usa ciò che è più adatto e sicuro per muoversi da A a B. Se le piste non sono sicure (introducono intersezioni inesistenti nel flusso del traffico e rendono le normali intersezioni più rischiose) e non sono convenienti (devo per caso attraversare una barriera se la mia destinazione non è in un’intersezione…?) perché dovrebbero essere usate dai ciclisti? Prova a introdurre lo stesso tipo di ostacoli e pericoli su una strada normale, come autoarticolati che sbucano dalle strade laterali senza nemmeno guardare sopraggiunge, e vedrai che spariranno le automobili.
    Paolo: e perché di grazia se le piste sono ritenute pericolose dovrebbero i ciclisti usarle? Vedi sopra.
    Lascia stare le altre generalizzazioni sui ciclisti: sono false. C’è chi usa le luci, ma non serve a nulla, quindi: Non so come biasimare gli altri.
    Quanto al contenuto generale di questo sfortunato articolo, non sarei così pessimista. C’è ancora un senso civile in fondo a ognuno di noi che potrebbe prevalere, una volta lasciate a casa un po’ di automobili potrebbe anche funzionare. Da rivoluzionare sarebbe prima di tutto il CdS.

  • Luca |

    Sono d’accordo con andrea105: una pista ciclabile separata anche da transenne dalla strada è la soluzione più sicura per pedoni e ciclisti. Non uso la bici, ma andando a correre a piedi percorro solo le strade in cui le auto non possono, se non con un atto imprevedibile, invadere la zona riservata a pedoni e cicli.
    Vorrei però biasimare tutti quei ciclisti (e non sono pochi), che anche con pista ciclabile a fianco continuano a percorrere la strada con tutti i pericoli del caso, e non mi riferisco naturalmente agli utilizzatori di biciclette da corsa.

  • paoblog |

    Parlo come automobilista, che peraltro rinuncia alla bici (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2009/08/24/ciclista-per-un-giorno/ ) per paura degli altri automobilisti, per cui la mia opinione non è certo risolutiva.
    °
    Nel contesto italiano, secondo me sono sicuramente meglio le corsie riservate o, meglio, “sarebbero” meglio… il condizionale è d’obbligo in quanto vedo spessissimo corsie ciclabili (ad esempio in Viale Caprilli a Milano) deserte ed i ciclisti che transitano sulla strada, sfiorati dalle auto.
    °
    Ho letto che a molti ciclisti le piste non piacciono, (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2009/07/10/piste-ciclabili/ ) e non sarò io a sindacare su un’opinione piuttosto che un’altra (Leggi il parere della Fiab: http://paoblog.wordpress.com/2009/07/26/piste-ciclabili-fiab-ciclobby/ ) tuttavia una volta che c’è, perchè non usarla?
    °
    Fermo restando l’inciviltà di molti automobilisti, (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2010/11/05/se-un-ciclista-ha-il-casco-gli-automobilisti-gli-fanno-il-pelo/ ) che non è in discussione, resta il fatto che i ciclisti pretendono (giustamente) il rispetto dei loro Diritti su strada, salvo poi non rispettare le norme per la circolazione, cosa questa che mi sembra un paradosso.
    °
    Le luci (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2010/10/29/i-ciclisti-al-buio-come-sempre/) non le accendono.
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    Il giubbino non lo indossano (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2010/10/04/il-giubbino-in-bici-e-gia-obbligatorio/ )
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    Molti in città si isolano dal traffico con le cuffiette. (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2010/09/24/cuffie-mp3/ )
    °
    Una mancanza di rispetto verso gli altri, ma a discapito anche della loro sicurezza, che non capisco, ma a quanto si legge tutto il mondo è paese…. (Vedi: http://paoblog.wordpress.com/2011/09/28/biciclette-3/)

  • ombrachecammina |

    @andrea105
    giusto per correttezza cito “rubando” dal sito del ministero CdS articolo 182 comma 1 “1. I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro. ”
    (e gia’ si stenta a far rispettare questo … )

  • andrea105 |

    se la pista ciclabile è ben separata (e protetta) dal flusso di traffico motorizzato (ad es. con aiola e cordolo in cemento), in tal caso IMHO è meglio la pista ciclabile;
    se invece la “protezione” non c’è, meglio applicare le vecchie regole della circolazione rigorosamente a destra dei ciclisti in fila indiana (mentre adesso, se ho ben capito, fuori dai centri abitati i ciclisti possono girare appaiati..)

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