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Se la tragedia colpisce il poliziotto

Dai quadretti buonisti che ritraggono agenti sempre al servizio della gente alle proteste di chi li ritiene buoni solo a far multe. Passando per lo sprezzo di chi (ministro Brunetta in primis) pensa invece che siano degli scansafatiche e perdipiù panzoni. Opinioni e atteggiamenti estremi e opposti che a loro modo inquadrano il lavoro ordinario chi ci controlla sulle strade, spesso dimenticando che queste persone sono uomini come noi (quindi anche loro con pregi, difetti, mutevolezze e assortimento). Ma che cosa succede quando a farsi estrema non è l'opinione del cittadino, ma la situazione in cui un poliziotto si trova? Per esempio un terremoto devastante come quello dell'Aquila, la morte di un collega su strada o per suicidio, l'arresto di altri poliziotti del proprio stesso reparto rivelatisi infedeli, il dover decidere cosa fare su un'autostrada bloccata che sta spezzando in due il Paese ma richiede cautela perché il blocco è causato da un camion che trasporta materiale altamente esplosivo. Domandarselo non è ozioso: rispondere serve a evitare storiacce come quelle delle violenze sui manifestanti del G8 di Genova, che abbiamo rivisto in tv le scorse settimane, in occasione del loro decimo anniversario.


La domanda se l'è posta la Polizia stradale. Meno esposta al rischio-G8 (ha una composizione più varia rispetto ai reparti che fanno ordine pubblico), ma comunque esposta: il terremoto, le morti e gli arresti di propri componenti sono tutte cose realmente accadute. E ora i funzionari che hanno dovuto gestirle sono stati chiamati a raccontare le loro esperienze agli psicologi della Sapienza e ai loro stessi colleghi, che in futuro potrebbero dover fronteggiare fatti analoghi. Ne è uscito un libro: "Fare fronte", sottotitolato "Percorsi di vita nella gestione di eventi critici". Un libro che credo possa colpire i tanti che pensano ai poliziotti come a divise e non come a uomini.

Infatti, nei racconti dei protagonisti emerge proprio l'umanità. Nel confessare il proprio turbamento di fronte a fatti in cui hanno dovuto mantenere il loro ruolo istituzionale e conservare tanta intelligenza per avviare operazioni delicate, nell'ammettere che interpretarlo con la sola freddezza che questo ruolo impone è sbagliato, nel raccontare che gli agenti ai loro ordini cercano innanzitutto una rassicurazione umana (che deve arrivare pur senza trascendere nel cameratismo che può coprire i misfatti). Anche la divisa entra nel racconto con un risvolto umano: quello del funzionario che dice orgoglioso di averla dovuta tenere ininterrottamente per una settimana intera per fare da necessario punto di riferimento nei giorni terribili del terremoto aquilano.

Di solito, anche a chi fa un lavoro esposto al rischio fatti del genere non capitano mai. Ma possono capitare. Proprio per questo il racconto di chi ci è passato è stato messo a disposizione dei colleghi, corredato da "istruzioni per l'uso" curate dagli psicologi della Sapienza. Con l'augurio che non debbano servire mai.

  • Roberto Pedrocchi |

    Fai bene a ricordare che dietro ad una divisa c’è sempre e comunque un uomo.
    Purtroppo spesso si attacca il loro operato considerandoli “infallibili”.
    Quindi ben vengano iniziative come questa, anche perchè rivolta alla stradale, il corpo che dovrebbe essere preparato a tutto, perchè sulla strada accade realmente di tutto (e tu lo testimoni ogni giorno con i tuoi articoli).
    Ciao

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